lunedì 4 aprile 2011

NON TANTE DOMANDE SULL'EUCARISTIA, MA MOLTA PIU' FEDE NELL'EUCARISTIA!!


II Domenica di Quaresima
Arrivo urna con le spoglie di S. Francesco Caracciolo Santo eucaristico
(Gen 12, 1–4; Sal 32; 2 Tm 1, 8b–10; Mt 17, 1-9)
Cattedrale S. Ciriaco - ANCONA

Carissimi c’è un’espressione del Vangelo che oggi ho deciso di mettere a tema per la mia vita e per le persone che oggi il Signore mi ha fatto incontrare.
La frase è quella che ha detto Pietro: “E’ bello per noi stare qui”.
Queste parole estasiate di Pietro davanti alle meraviglie della Trasfigurazione di Gesù mi aiutano non solo ad avviare la riflessione anche a pregare durante questa Eucaristia che ci vede raccolti attorno all’altare e posti sotto l’ intercessione di San Francesco Caracciolo che dell’ Eucaristia mistero pasquale ha fatto il centro e la forza della sua vita spirituale.
E’ bello per me stare qui in compagnia di fratelli e sorelle di voi carissimi con i quali ho condiviso un tempo del mio ministero episcopale nella nobile e religiosa terra d’Abruzzo.
E’ bello per me stare qui e ringraziarvi per il dono che avete fatto a questa mia chiesa diocesana di affidarci per qualche giorno questo amato santo che tanto rallegra e nutre la vita spirituale di voi tutti che a lui fate riferimento e della ridente cittadina di Villa Santa Maria il cui sindaco saluto con stima e affetto.
E’ bello per me stare qui insieme a voi che mi avete testimoniato la fede e l’ amore singolare a Cristo, alla sua Chiesa e ai suoi santi.
E’ bello per me stare qui con voi con questa nobile città di Ancona che oggi accoglie questa santa urna, è bello per me, davanti a questa urna, ritrovare l’ amore eucaristico verso tutta la chiesa diocesana che la provvidenza mi ha affidato.
Insieme ora cammino con voi verso il Congresso Eucaristico Nazionale per rinnovare la fede nell’ Eucaristia sacramento centrale per la vita di santità di noi discepoli del Cristo.
Permettete che dica anche che è bello ancor più per me stare qui perché rivedo e saluto con gratitudine i padri Caracciolini che continuano con fedeltà a servire Cristo tenendo vivo il carisma di questo nostro amato santo.
Lo stare qui che è bellezza, si fa anche riflessione, attraverso una domanda che vorrei che anche voi che l’avete accompagnato fin qui poteste farvi ancora in avanti.
Perché la presenza qui delle sacre spoglie di San Francesco Caracciolo, la cui vita e le cui opere vi saranno presentate in questi giorni?
Perché il vescovo l’ha voluto e perché vorrei che tanti pregassero davanti a lui?
La risposta è molto semplice ed è valida anche per voi figli d’Abruzzo, perché questo santo ci aiuti e ci accompagni nel cammino verso il congresso eucaristico nazionale nella speranza che anche per noi, come fu per lui, l’Eucaristia sia fonte e culmine di ogni atto religioso ma sia poi paradigma spirituale per la vita dei discepoli.
Dobbiamo fare un’affermazione che purtroppo non sempre trova accoglienza e sufficiente meditazione e fede.
L’affermazione è questa: solo l’Eucaristia creduta, celebrata, contemplata, vissuta, trasfigura, cioè rende splendente, la vita del credente in Cristo e cambia la storia di una comunità, ne descrive compiutamente l’ identità.
Diceva S. Francesco Caracciolo che l’Eucaristia ha la forza di trasformare il nostro essere umano nell’essere divino di Cristo per farti diventare in Dio per grazia come Egli, Cristo, lo è per natura.
Questa espressione è di una ricchezza spirituale singolare e forse qui comprendiamo l’espressione del Vangelo di oggi e cioè che Cristo si trasfigurò e divenne splendente.
Lo stesso Cristo, il Tabor, oggi è qui nell’Eucaristia che celebriamo e solo Lui può rallegrare e fare splendida la nostra vita.
Noi carissimi abbiamo bisogno di trasformazione, di trasfigurazione; permettete che vi dica che questa nostra società è così vecchia nel cuore e nello spirito che se non riscopre Gesù Cristo, se non prende la forza trasformante dall’Eucaristia, credo che la storia di questa società contemporanea non ci darà molta letizia.
Abbiamo bisogno di trasformazione, di trasfigurazione e questa è la condizione per dare senso alla vita e qualità vera alla fede.
In questi giorni e lo spero molto, e chiedo perdono anzitempo ai padri Caracciolini se questo non avverrà, questi giorni per molti e a molti nostri cari padri daranno aiuto per entrare nella conoscenza di questo santo; tuttavia mi pare doveroso che qui ora in questa chiesa cattedrale dica alcuni elementi eucaristici della sua vita e quanto vorrei che questi elementi della vita di San Francesco Caracciolo facessero parte della mia vita, di quella dei miei sacerdoti, religiosi, religiose e di ogni famiglia di questa diocesi!
Il primo elemento eucaristico che caratterizzò questo santo, peraltro discendente di una famiglia nobile, quindi destinato forse a percorsi sociali diversi, più illustri della santità, almeno secondo gli occhi del mondo, era: la preghiera assidua fatta davanti al SS. Sacramento in ginocchio e con la faccia a terra.
Non so carissimi se avete mai guardato anche alle Eucaristie di questo nostro tempo, di questa stagione umana che viviamo, vi accorgerete, se notate bene, che oggi non ci si inginocchia nemmeno più davanti a Cristo nel momento della Consacrazione!
Quasi che non avvenisse nulla! Quasi che nessuno arrivasse!
Invece al momento della Consacrazione se, come dice il vangelo, avessimo un po’ di fede comprenderemmo che lì si fa presente Gesù Cristo in tutta la sua divinità e umanità gloriose.
Posso dire con un pizzico di malignità che oggi si fanno anche delle chiese dove non sono più contemplati i banchi per inginocchiarsi…tutto ciò non è buona cosa per la fede…
Il secondo elemento eucaristico, che vale per me e per i sacerdoti: celebrare la S. Messa con una sorta di rapimento, di estasi; per lui era così consueto tutto questo che spesso domandava al chierichetto a che punto fosse arrivato nella celebrazione, perché era come se uscisse dal tempo; lunga preparazione e lungo ringraziamento, quasi a voler restare nel mistero pasquale che celebrava.
Certamente la predica devo farla a me stesso, ma voglio dire a voi tutti: non parlate mai più di messe comode, di messe facili, di messe brevi, chiedete ai vostri sacerdoti messe pregate, messe dove la comunità esprime la fede, messe che diventano la contemplazione, la meditazione della realtà e della presenza di Dio.
Un terzo elemento eucaristico: il servizio ai poveri, agli ammalati, ai carcerati.
Per lui questo gesto era imitativo di quanto Cristo fece nel momento della istituzione della Eucaristia, la famosa lavanda dei piedi, e come Gesù con quel gesto assumeva su di sé le miserie e le sozzure del mondo, così noi, discepoli di Gesù, attraverso il gesto della carità, il gesto del lavarsi i piedi dovremo sollevare i poveri, i malati, i carcerati.
Nulla togliendo agli ammalati che pur stanno dentro alla lettura di questo elemento eucaristico, in questo tempo i poveri e i carcerati soprattutto sono da noi non solo dimenticati, ma costretti a un’ indegnità di vita che forse nemmeno le bestie hanno!
Non è dignità ad esempio che in una cella di 3 x 3 ci vivano quattro persone, non corrisponde alla dignità dell’ uomo e della donna e al gesto di carità che ha fatto Gesù Cristo.
Un quarto ed ultimo elemento eucaristico: l’adorazione personale che San Francesco Caracciolo voleva come tessera di riconoscimento del suo ordine; di più per lui l’ adorazione era uno struggimento del cuore ed un lacrimare d’amore!
Faccio un’applicazione molto semplice: che cosa vuol dire adorare il Signore?
Mi piace quest’atteggiamento di San Francesco Caracciolo, questo struggimento del cuore, l’ adorazione la si capisce e la si porta con sé tutti i giorni, se tu sei in sintonia d’amore con Gesù Cristo.
Quanto sarebbe necessario e utile che anche gli adulti sposati, gli adulti educatori, che i giovani oramai abituati a consumare i sentimenti di amore, capissero che l’ amore è uno struggimento del cuore, lo possono imparare solo davanti a Gesù Cristo e con questi elementi molto semplici mi auguro che questi giorni per quanti vorranno venire qui a pregare posano diventare elementi di riflessione.
Concludo con un pensiero che sempre porto con me.
L’Eucaristia, carissimi, è un mistero, che nessuno di noi riuscirà mai a capire come in un pezzo di pane ci sia presente la realtà di Dio, e quello sia un pasto spirituale per l’uomo.
Mistero!
E’ tanto mistero che incuriosisce molto e qualcuno ha creduto bene di fare l’esame del DNA dell’ ostia consacrata cadendo in una sorta di stupidità della ragione.
Se è un mistero voi comprenderete con me e accetterete che dica a me stesso e a voi che i misteri non si capiscono, ma non siamo chiamati a capire l’Eucarishttp://www.blogger.com/img/blank.giftia, perché non ci riusciremo mai, piuttosto l’Eucaristia è un mistero da vivere con tutti i suoi contenuti che sono: sacrificio, carità, comunione, perdono, capacità di amare.
Mistero da vivere, perché quando io mi cibo dell’Eucaristia lì incontro Cristo, lì conosco Cristo, lì mi nutro di Cristo ed imparo ad amare e a servire come Cristo.
Allora non tante domande sull’Eucaristia, ma molta più fede nell’Eucaristia, così come questo nostro santo ci ha insegnato e ci ha testimoniato.
Amen!
† Edoardo Arcivescovo

Il testo dell’ omelia è stato trascritto direttamente dalla registrazione, senza revisioni da parte dell’ autore

0 commenti:

Posta un commento