La quaresima nel ritmo dell’anno liturgico si presenta come una sosta privilegiata per rinnovare la nostra adesione personale e comunitaria al Padre, origine di ogni vocazione. In Cristo siamo chiamati a rinnovare la nostra radicale ed esclusiva fedeltà al Battesimo e alla nostra consacrazione religiosa mettendo ordine nella nostra vita.
Se con la vita nuova in Cristo, che “ ci è già stata trasmessa nel giorno del nostro Battesimo, quando, divenuti partecipi della morte e risurrezione del Cristo, è iniziata per noi l’avventura gioiosa ed esaltante del discepolo” (Benedetto XVI, Messaggio Quaresima 2011,1), con la consacrazione religiosa ci siamo impegnati a vivere più radicalmente da discepoli di Cristo facendo norma di vita i Consigli evangelici secondo lo stile di vita di San Francesco Caracciolo.
Se per il semplice cristiano il tempo forte della quaresima è tempo di conversione da realizzare nell’ ascolto più attento della Parola di Dio, nell’assiduità della preghiera, in uno spirito di penitenza e mortificazione congiunto ad una carità operosa, tanto più per noi Religiosi è richiesto di vivere nella pienezza e radicalità di impegno questo tempo di grazia.
La porta di ingresso alla Quaresima è costituita dal mercoledì delle ceneri, giorno di memoria e di grazia: “Ricordati che sei polvere”, e “convertiti e credi al Vangelo”. Il ricordo della “fragilità, illuminato dall’ascolto e dalla meditazione della Parola, deve saldarsi con la grazia di una continua e rinnovata adesione al Vangelo.
Lasciarci condurre dalla Parola di Dio è l’atteggiamento più adatto in vista di nuovi e decisivi passi nella sequela di Cristo e nel dono più pieno a Lui: è quanto ci ha detto Benedetto XVI nel suo messaggio quaresimale.
“Il rinnovamento profondo della nostra vita di consacrati parte dalla centralità della Parola di Dio, e più concretamente del Vangelo, regola suprema per tutti noi, come afferma il Concilio Vaticano II nel Decreto Perfectae caritatis (cfr n. 2) e come ben compresero i nostri Fondatori: la vita consacrata è una pianta ricca di rami che affonda le radici nel Vangelo. Lo dimostra la storia di tutte le Famiglie religiose, nelle quali la ferma volontà di vivere il Messaggio di Cristo e di configurare la propria vita ad esso, è stata e rimane il criterio fondamentale del discernimento vocazionale e del nostro discernimento personale e comunitario. È il Vangelo vissuto quotidianamente l’elemento che dà fascino e bellezza alla vita consacrata e ci presenta davanti al mondo come un’alternativa affidabile. Di questo ha bisogno la società attuale, questo attende da noi la Chiesa: essere Vangelo vivente” (cfr. Benedetto XVI, Messaggio ai Superiori Generali, Nov. 2010)
“Non di solo pane vive l’uomo”
“Il combattimento vittorioso contro le tentazioni, che dà inizio alla missione di Gesù, è un invito a prendere consapevolezza della propria fragilità per accogliere la Grazia che libera dal peccato e infonde nuova forza in Cristo, via, verità e vita … Cristo ne esce vittorioso, per aprire anche il nostro cuore alla speranza e guidarci a vincere le seduzioni del male.” (Messaggio Quaresimale 2011,2)
Prendiamo innanzitutto atto delle nostre fragilità : è pur vero che abbiamo fatto delle scelte definitive nel battesimo e nella consacrazione religiosa, ma a causa della nostra debolezza molto spesso dimentichiamo gli impegni che un giorno abbiamo assunto con tanto entusiasmo e lentamente la nostra vita di consacrati si appiattisce, non viene vissuta con passione, il desiderio di Dio cala e riempiamo il nostro cuore con desideri che con Dio non c’entrano nulla.
Il Vangelo delle tentazioni ci presenta due possibili modi di orientare l’esistenza umana: possiamo affidarci al nostro sforzo per impadronirci di tutto ciò che ci rende potenti, sapienti e sazi o al contrario possiamo affidarci a Colui che sostiene la nostra debolezza e dal quale proviene la salvezza.
Alle tentazioni del maligno Gesù reagisce non assolutizzando il suo bisogno e pretendendone ad ogni costo la soddisfazione, ma riaffermando il primato di Dio e della sua parola.
Gli idoli del potere, della ricchezza e del piacere anche per noi religiosi sono un rischio continuo dal quale difendersi se vogliamo essere coerenti con la scelta di vita che un giorno abbiamo fatto nella professione dei voti.
Spesso corriamo il pericolo di accomodarci sui criteri di questo mondo: l’individualismo, il consumismo, il materialismo; criteri che fanno venir meno lo spirito di penitenza, di sacrificio e mortificazione; criteri che ci privano della gioia vera, che fanno crescere a dismisura il nostro egoismo e razzismo, rendendo difficile la vita comunitaria, rendendo impenetrabile il nostro cuore ai bisogni dei fratelli; in sintesi fanno perdere fascino e mordente alla stessa vita consacrata.
Come contrastare questo pericolo reale? Sia questo periodo di grazia un tempo in cui recuperare lo spirito di penitenza e mortificazione, presente in forma eminente nella vita dei nostri Fondatori, di distacco dalle cose materiali, per dare più spazio alle cose dello spirito, per liberare il nostro cuore dal peso delle cose materiali, che ci impoveriscono e ci impediscono di essere disponibili e aperti a Dio e ai fratelli.
“…e li condusse in disparte su un alto monte”
Salire sul monte significa lasciarci alle spalle tutto ciò che ci distrae, compresi i nostri pensieri e anche le tribolazioni, fare silenzio e deserto intorno a noi per lasciare che la voce di Dio arrivi fino al nostro cuore; significa prendere le distanze dal rumore del quotidiano per immergersi nella presenza di Dio e mettersi in ascolto perché ha sempre da trasmetterci una Parola che penetra nelle profondità del nostro spirito, dove discerne il bene e il male, trasfigura la nostra esistenza e rafforza la volontà di seguirlo.
Perché questo avvenga è necessaria la preghiera: perché preghiera e ascolto della Parola ci faranno godere della presenza di Cristo e ci daranno la grazia di essere illuminati per avere un rapporto più intimo e più forte con Lui e una maggiore capacità di accoglienza dei confratelli e dei fratelli.
Viviamo questo tempo liturgico ‘bussando alla porta del cuore di Dio’, dobbiamo e vogliamo essere ‘una voce insistente presso il cuore misericordioso di Dio, che supera tutti i silenzi e i perché, e continua ad affidargli con fiducia la storia personale’ perché “Le grazie del Signore non sono finite, non sono esaurite le sue misericordie”.
Le luci e le ombre che ritroviamo in noi e nelle nostre comunità rendono ancora più intenso il bisogno di dare consistenza e spessore alla nostra vita spirituale, di interrogarci sulla nostra docilità all’azione dello Spirito Santo che, in noi, chiede solo di portare i suoi frutti di amore , di pace, di gioia e di renderci sempre più conformi all’immagine di Dio. Immagine che dobbiamo irradiare nel mondo con le nostre decisioni e azioni. Perché c’è un disperato bisogno di Dio; c’è un’ irresistibile urgenza di Vangelo.
Quindi è fondamentale che l’incontro personale e comunitario con Dio nella preghiera sia la nostra prima preoccupazione e non siano le preoccupazioni materiali o i vari impegni anche pastorali o di studio a farci trascurare ciò che deve essere alla base della nostra vita.
Dunque i quaranta giorni della quaresima siano tempo in cui lasciarsi riconciliare con Dio, senza rinviare l’impegno di conversione perché questo è il momento favorevole (cfr 2 Cor 5, 20.6,2). Fare ordine nella nostra vita spirituale, preparandoci in questo modo alla Pasqua, centro della nostra fede.
Attraverso il cammino quaresimale ci viene offerta la possibilità di conoscere meglio noi stessi e le nostre fragilità, di amare più concretamente gli altri e soprattutto di unirci alla passione, morte e risurrezione di Cristo.
Gli strumenti che vengono messi a nostra disposizione per realizzare tutto questo:
- le opere di penitenza ci vengono offerte per togliere il superfluo che durante l’anno si accumula nella quotidianità della nostra vita e ci aiutano a ricentrare la nostra vita su Cristo, facendo emergere il Signore come il bene principale tra tanti beni relativi;
- l’invito ad una preghiera più profonda, accompagnato dalla meditazione della Parola, ci aiuta a lasciarci guidare dalla logica del Vangelo;
- l’elemosina ci spinge ad atti concreti di carità verso i bisognosi, nei quali siamo chiamati a riconoscere Cristo.
E concludo con le parole del Papa: “In sintesi, l’itinerario quaresimale, nel quale siamo invitati a contemplare il Mistero della Croce, è ‘farsi conformi alla morte di Cristo’ (Fil 3,10), per attuare una conversione profonda della nostra vita: lasciarci trasformare dall’azione dello Spirito Santo, come san Paolo sulla via di Damasco; orientare con decisione la nostra esistenza secondo la volontà di Dio; liberarci dal nostro egoismo, superando l’istinto di dominio sugli altri e aprendoci alla carità di Cristo. Il periodo quaresimale è momento favorevole per riconoscere la nostra debolezza, accogliere, con una sincera revisione di vita, la Grazia rinnovatrice del Sacramento della Penitenza e camminare con decisione verso Cristo” (Messaggio quaresima 2011, 3).
Auguro di cuore a tutti voi un fruttuoso cammino quaresimale per poter risorgere a vita nuova insieme con il Cristo.
Ad Maiorem Resurgentis Gloriam!
P. Raffaele Mandolesi
Preposito Generale
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